11/11/2013 Notizie dal territorio
La profonda crisi del mercato immobiliare nel Lodigiano

Il mercato immobiliare

Mentre l’Esecutivo a livello nazionale e le Istituzioni territoriali locali fanno a gara su quale acronimo adottare ( Tares,Tarsu, Trise, l’immancabile IMU) per aggiungere nuovi tributi a quelli già esistenti col fine di fare cassa tassando gli immobili (non importa se di proprietà o in affitto, se prima o seconda abitazione, se edilizia residenziale, commerciale o produttiva) il settore edile e il mercato immobiliare intanto si avviluppano sempre di più in una crisi che sembra non avere fine.  
A conferma di questo, per quanto riguarda il Lodigiano, basta fare riferimento alla “ Nota congiunturale II trimestre 2013” edita dalla locale Camera di Commercio che rileva in un confronto annuo come la criticità maggiore riguardi il settore delle costruzioni caratterizzato da una riduzione di 242 imprese edili pari al 6,60% in meno. A questo dato già di per se stesso significativo va aggiunto quello relativo al settore immobiliare che registra una riduzione di 25 unità con un decremento del 2,43%.
Evidenti di conseguenza anche le ricadute occupazionali.
Se a questo si aggiunge, per quanto riguarda il settore residenziale, che in provincia risultano più di 3.500 annunci immobiliari tra affitti e vendite di cui circa il 30% nel solo capoluogo, e che i prezzi di vendita ad ottobre 2013 si siano stabilizzati mediamente attorno a 1.970 euro mq contro i  2.098 dell’anno precedente (-6,08%), mentre gli affitti sono in media pari a 8,66 euro mese per mq con una riduzione pari del 6,12% rispetto a ottobre 2012 (9,22 mensili), allora ci si rende ulteriormente conto della valenza del crisi settoriale. Per finire: canoni d’affitto dei negozi, per Lodi, decisamente al ribasso.
E qui la crisi è ancora più evidente se si considera che i dati semestrali dell’Osservatorio mercato immobiliare disponibili a luglio del corrente anno evidenziano una riduzione di circa il 40% passando da una media di 250 euro annui al mq a fine 2012 ai 150 di luglio 2013. E nonostante questo che potrebbe sembrare un fattore favorevole alla ripresa, almeno del commercio, continuano al contrario ad aumentare le saracinesche abbassate, i negozi che chiudono e non solo nel centro storico ma anche nelle vie periferiche.

 

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