28/10/2013 Notizie dal territorio
Intervista al Presidente di Lodi Export - la via d'uscita dalla crisi
Gigi Scotti quarantaduenne casalino, presidente di Lodi Export e rappresentante oggi sul territorio di un mondo che riesce a nuotare in direzione “ostinata e contraria” rispetto alla crisi e l'incanutirsi del mondo del lavoro che concede sempre meno prospettive a volti giovani e nuovi. Ma quando questo avviene, le sorprese sono piacevoli. Il presidente di Lodi Export ha così parlato del settore in cui opera e del perché l'export rappresenta una delle poche eccellenze nell'ambito dell'economia nazionale che sembra non risentire della recessione. “ Ci sono diversi fattori per cui il campo in cui opero non sta risentendo dei problemi che affliggono l'economia nazionale. Il primo è che il mercato domestico italiano è caratterizzato e guidato da un serie di elementi che fisicamente non danno possibilità. Si pensi alle difficoltà d'accesso al credito, all'eccessivo costo del lavoro, all'alta imposizione fiscale e al costo dell'energia. L' export invece mostra al mondo quello che è il vero valore del mercato italiano, ovvero quello di un popolo dalle grandi idee e professionalità. Basti pensare che il brand “Made in Italy”, ha una considerazione di massima qualità, al di fuori dell' Italia. Oggi come oggi l'export non è un'opportunità ma una necessità.” Presidente, quali sono all'interno di questo mondo dell'Export i settori che più di altri influenzano positivamente la nostra bilancia commerciale? L'agroalimentare tout court. Quindi cibi e bevande, wine and food ,insomma tutti il settore dalla produzione alla lavorazione che ruota intorno al campo dell'enogastronomico. Poi altre aree di forza sono il ramo farmaceutico, quello chimico e quello meccanico. Tornando al lodigiano la situazione delle aziende riflette quella dell'economia nazionale? Assolutamente si, e per capirlo basta prendere in considerazione alcune delle realtà storiche del territorio. La Barlocher, oppure le ABB Adda , la Polenghi o l'ICR. Tutti questi nomi dimostrano come la crisi abbia afflitto il lodigiano e quelle che erano delle industrie che davano lavoro a centinaia di persone oggi hanno fatto tagli netti e drastici al personale. Ora l'industria lodigiana è legata alle piccole e medie imprese. A parte alcuni casi rari ed eccezionali come ad esempio l'Erbolario e Ferrari Formaggi Il numero delle imprese associate di Lodi Export è passato da 65 a 111 in due anni e mezzo e tra queste ci sono anche realtà delle province di Cremona e Milano. Prossimi obiettivi? Il motivo per cui ci sono nomi provenienti da altre province che si associano a noi è perché sul loro territorio non sono presenti consorzi Export. Noi siamo al terzo posto per importanza come consorzio Export lodigiano dopo Brescia e Mantova. La voglia è sempre quella di fare bene facendo un passo alla volta. Soddisfazioni sono arrivate ma si deve andare avanti con passione e attaccamento al proprio lavoro. Expo 2015...qual è il suo giudizio in merito Presidente? L'Export all'interno di Expo 2015 dovrebbe avere un ruolo di primo piano. Un trait de union tra le imprese e la vetrina dell'Expo. Il problema però è che tutti ne parlano ma ancora nulla di concreto è stato fatto. E le tempistiche incominciano a ridursi molto.
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