07/10/2013 Notizie dal territorio
E l’aumento è arrivato !

Anche le speranze sono state disilluse:  arriva o non arriva? E’ arrivato! A partire dal 1 ottobre 2013, la spada di Damocle dell’aumento IVA dal 21 al 22% è calata definitivamente sulla platea Italia. L’aumento colpisce la maggior parte dei beni di consumo con un aggravio per gli italiani che, Confcommercio-Codacons-Federconsumatori, seppur con valori discostanti, ritengono possa attestarsi in una “forbice” tra 207 e 349 euro l’anno per nucleo familiare. Le conseguenze dell’aumento sempre secondo stime previsionali potranno comportare un innalzamento dei prezzi entro la fine 2013 dello 0,4% con un calo dei consumi del 3% annuo. L’ incremento dei costi riguarda la stragrande totalità dei beni di consumi e delle prestazioni di servizi, con esclusione di quelli ad aliquota ridotta o agevolata(4-10%). Ne risultano svantaggiate, oltre alle famiglie e ai singoli consumatori, le imprese e i professionisti che non possono detrarre l’imposta perché effettuano operazioni esenti (banche, assicurazioni, strutture sanitarie). Per gli esportatori abituali aumenterà l’Iva a credito, così come per quei soggetti che cedono beni ad aliquota inferiore (bar,ristoranti) in quanto risulterà più difficile compensare l’aumentata Iva sugli acquisti con quella a debito. Paradossalmente, ma è tutto ancora da verificare, l'impennata  del 1°ottobre sembra quasi rappresentare un “vantaggio” in termine di carburante. Infatti il più 1,5 centesimi euro/litro per la benzina, il 1,4 per il diesel, lo 0,7 per il gpl “dovrebbero” annullare l’aumento dell’accise previsto prima della crisi governativa che, a copertura del rinvio che non c’è stato, contemplava una crescita di 2 centesimi a tutto il 2013 e di 2,5 fino a febbraio 2015.
La differenza con il Giappone e l'Italia dal momento che anche il Paese del Sol levante ha aumentato l’imposta in questione dal 5 (era ferma dal 1997) al 10% (anzichè 22) è che questo l’ha fatto nell’ambito di un processo espansivo dell’economia e non per recuperare risorse come avviene da noi. Un confronto ingeneroso ma doveroso se si considera che al di là dei proclami sulla “spending review”, la spesa pubblica italiana è in crescita  e che il nostro è l’unico paese industrializzato che a fronte di politiche di austerità ha subito e sta subendo effetti recessivi ogni giorno più evidenti.

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