02/07/2013 Notizie dal territorio
Non solo ombre per l'economia lodigiana

“Se Atene piange, Sparta non ride”, eppure nella nostra malandata economia locale qualche motivo per sorridere, anche se a denti stretti, esiste.
In una situazione caratterizzata dalla diminuzione costante del numero delle imprese, da una disoccupazione a livelli record, da un settore artigiano in crisi profonda, da un mercato immobiliare  praticamente immobilizzato, dalla moria dei piccoli negozi e chi più ne ha più ne metta, svetta l'andamento controcorrente dell'alimentare e dell'export.
Le imprese operanti nel settore alimentare, nel corso del primo trimestre 2013, hanno fatto registrare un'impennata a 3 cifre (circa 200 attività in più). In particolare nel settore artigiano-gastronomico  si è registrato questo incremento: gelaterie, take-away (ristorazione da asporto) e negozi specializzati in cibi etnici (Kebab,etc.). Anche l'industria alimentare, come attestato dal Presidente di Assolodi  Dottor Carlo Gendarini, ha avuto risultati migliori rispetto alla media nazionale.  La tenuta del settore è confermata dall'andamento dell'export alimentare lodigiano, in particolare nel settore lattiero caseario(oltre 33 milioni di euro) e delle carni conservate che registra un incremento superiore al 30% (oltre 5,7 milioni di export).
Per inciso va detto però che a livello locale le aziende agricole hanno vissuto un 2012  complessivamente buono in termini di produttività e prezzi, mentre il 2013 a causa degli eventi meteorologici si presenta decisamente negativo così come negativo è il consuntivo 2012 e la previsione 2013 per gli allevatori locali, sia nel settore bovino che suino. Unica speranza per il futuro è che in autunno il prezzo del latte finalmente si alzi anche come logica conseguenza della continua richiesta di latte italiano.
Ritornando all'export , è significativo osservare come nell'ultimo anno l'incremento complessivo a livello locale sia stato di circa l'11% . Conferma di come questo rappresenti sicuramente il futuro per molte nostre aziende, e non solo del settore alimentare, ma anche del manifatturiero, della chimica, della cosmesi, del farmaceutico. E questo in un contesto congiunturale come quello attuale, è sicuramente un buon viatico.

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